


Più di quattro italiani su dieci (43%) hanno iniziato ad acquistare tagli alternativi di carne, meno conosciuti e più economici, per risparmiare o semplicemente per creare nuove ricette. È quanto emerge da un sondaggio on line condotto dal sito www.coldiretti.it per verificare gli effetti della crisi sui consumi di carne che sono la voce di spesa più importante per la tavola degli italiani che ne acquistano circa 92 chili a testa all'anno. Con la crisi - sottolinea la Coldiretti - ben il 35% degli italiani ha cominciato ad acquistare tagli diversi per risparmiare mentre l'8% dichiara di scegliere tagli differenti per creare nuove ricette. Appena il 5% - continua la Coldiretti - sceglie solo tagli pregiati mentre la metà (50%) non ha cambiato il proprio comportamento di acquisto nei consumi di carne. Si tratta - afferma la Coldiretti - del risultato delle nuove strategie messe in atto dal consumatore per risparmiare senza rinunciare alla qualità ma anche di un ritrovato desiderio di fantasia nel creare e rielaborare nuove ricette in cucina. È infatti importante proprio in un momento come questo - sottolinea la Coldiretti - valorizzare anche i tagli minori di carne nella consapevolezza che per esempio del bovino non esiste solo la richiestissima fiorentina ma ci sono altri tagli dal sapore caratteristico che appartengono alla tradizione culinaria italiana come per esempio i famosissimi bolliti piemontesi, la squisita la faentina (pancia tagliata a fette e cotta alla griglia), la lingua salmistrata e la trippa in umido [...]
Secondo il recente rapporto della U.S. Meat Export Federation - l'organizzazione responsabile dello sviluppo di mercati internazionali per la carne bovina americana - le esportazioni del 2009 hanno guadagnato negli ultimi mesi volume rispetto allo scorso anno ed hanno addirittura uguagliato o superato quelle dei principali mercati internazionali. Buon segno questo: nonostante il 2009 sia stato infatti fondamentalmente un anno di crisi, con un mercato mondiale calato in media del 16% (in Brasile ha superato il 23%, in Australia il 18.5% ed in Nuova Zelanda il 19%) il volume di esportazione di carne bovina negli Stati Uniti ha subito solo un calo del 9% se rapportato al 2008, ed il netto guadagno in chiusura di anno fa ben sperare per un 2010 in positivo. La ragione principale del declino viene attribuita alla diminuzione della domanda da parte del Messico dove, a causa della recente recessione economica ed alla svalutazione della moneta locale, l'importazione di carne e frattaglie è scesa del 27% in volume (291,700 tonnellate metriche) e del 35% in valore (909 milioni di dollari), influenzata pesantemente dalla trippa la cui richiesta è crollata rispettivamente del 52% e del 64%.
Secondo le stime della Meat & Livestock Australia, agenzia che offre servizi di marketing e di ricerca per 46,500 allevatori di carni rosse, il prezzo delle frattaglie, è stato relativamente basso nel mese di novembre. La trippa, assieme a cuore e polmoni, si è rivelata meno costosa rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, con una caduta di prezzo dell'11% che ha abbassato il costo a 1.95 dollari al chilo. Anche in Giappone i prezzi sono calati, nonostante l'avvicinarsi del periodo di maggior consumo (dicembre/gennaio). Il rumine è adesso sufficientemente economico (3.22 dollari al chilo) da scoraggiare presso alcuni produttori il fenomeno dello stoccaggio. Sono invece saliti leggermente i prezzi nel Medio Oriente, dove è cresciuta la domanda di frattaglie sia bovine che ovine e caprine. Fonte: http://www.meattradenewsdaily.co.uk/news/151209/australia___beef_and_lamb_offal_prices.aspx.