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sabato 17 luglio 2010

La sceriffa anti-trippa

A qualcuno la trippa può non piacere, ma Melissa Llau, americana di Miami (sarà questa qui?), pare proprio la detesti in maniera univoca ed inequivocabile, tanto che ha aperto una pagina su MySpace intitolata "AntiTripe Sheriff", la "sceriffa anti-trippa". In questa pagina di farneticazioni la Llau prende spunto da tale Gordon Murray (apparentemente discendente di un antico clan scozzese e membro di una società segreta cristiana la cui missione era quella di riportare ordine nel mondo) e si prefigge di riabilitare il pianeta eliminando gli amanti della trippa. Fra i deliranti sproloqui segnala un inesistente brano di Andrea Bocelli, "Odio La Trippa", e fra i suoi eroi elenca chiunque stia lavorando ad un chip da impiantare nell'organismo che permetta di dimenticarne il sapore. Il suo sogno? Quello di trovarsi per le mani una sega a denti larghi "da usare su chi promuove la trippa schifosa come gli individui di troppatrippa.com, un sito italiano dedicato alla diffusione di ricette di trippa di tutto il mondo".

venerdì 14 maggio 2010

Mangiar trippa è cosa buona e giusta

L'etica, per dirla a braccio, è quella branca della filosofia che ci permette di categorizzare alcuni comportamenti umani come buoni, giusti, o moralmente leciti. Un interessante articolo, dal titolo "Respect Food: Respect Life" ("Rispetta il cibo: rispetta la vita") è apparso su "Blogcritics". L'autore sostiene, e sottoscrivo appieno, che utilizzare anche il quinto quarto - e non solo le parti migliori come il filetto o la bistecca - è un modo di onorare il sacrificio dell'animale di cui ci nutriamo, rispettandolo in ogni sua parte, e preparare così piatti che gratifichino il palato, ma anche l'anima.
When trolling our local markets we gaze upon case after case of beautifully butchered produce. It is easy to forget that every piece of meat, chicken, pork, or fish was once a living, breathing animal. I am not a vegetarian but it is extraordinarily easy for me to understand why people abstain from eating animal protein. If we choose to eat meat, we should be cognizant of where our food comes from and how it was treated. Invariably, when I start talking about organic foods or sustainable fish, someone will object. They remind me that they live in a part of the world where they are just fortunate to eat. I understand more than you know. My entire family emigrated from Cuba in the early seventies. Under the communist Castro regime, food is rationed monthly and people struggle to feed their families. Fortunately for me, I live in Miami, in the United States, and I choose to demand more of my purchasing habits. Furthermore, as cooks, we control every piece of produce we serve. I have witnessed countless "chefs" let their concentration wane while cooking and ruin product. If these "chefs" had killed the cow themselves, would they squander it? My guess is no, there would not be that disconnect. The biggest sin a cook can commit is to waste product. My friends, there is absolutely no honor in that! Using every part of any foodstuff is another way to pay your respects. Offal meat, the innards of animals, is rarely seen in American kitchens. When we go to the market and scoop up a lovely filet mignon, we must realize that the animal from which that came had many other parts. Thumbing your nose at offal meat is nonsensical, arrogant, and improvident. Anyone can cook a filet mignon; no inherent skill is needed. Now, the true hallmark of a talented cook is taking something that would be thrown away and making a delicious dish from it. Lastly, organ meat is more affordable than prime cuts. So learn to cook offal properly and make a 5-star dinner for a fraction of the price. [...] These types of courses are most gratifying for the mind, body, and soul.

domenica 9 maggio 2010

Son tutte belle le mamme del mondo

Una simpatica storiella fiorentina letta su "Un blog di ordinaria follia", che qui riporto volentieri per la gioia dei lettori, augurando buona Festa della Mamma alle lettrici che seguono questo blog:
SON TUTTE BELLE LE MAMME DEL MONDO...
Oggi ero di corsa, quindi per pranzo ho fatto un salto dal lampredottaio in via Gioberti. Quello che quando arrivi esordisce con un "Ti dico icché ciò?". E poi comincia a snocciolarti tutta una serie di prelibatezze della cucina povera toscana. Quella che 'un si butta via nulla. Mi sa che ogni regione ha la sua. Oggi ho optato per un saporitissimo stracotto di guancia fatto a peposo. Mentre ero lì che mi gustavo la vaschetta, accompagnata da un bicchierino di rosso, arriva una signora, avrà avuto sui 65 anni più o meno. Fa: "Scusi... vorrei una porzione di lampredotto da porta' via! Abbondante pe' cortesia". Poi, senza che le fosse stato chiesto, spinta da un'inconscia necessità di manifestare tutta la sua compassione di mamma, ha aggiunto, con tono di voce a metà fra la Madonna sotto la croce e la Parisina del mitico "Grazie Mario" di "Non ci resta che piangere": "Sa... ho mio figlio a casa malato [n.d.r. a fare una stima a spanne, il figlio avrà più o meno 35 anni] e mi ha chiesto se gli passavo a prendere un po' di lampredotto". Mi s'è sciolto il cuore a sentirla. Santa donna. E pure piccante gliel'ha preso. Un tempo la mia la mi faceva il "risino in bianco". Altro che! È proprio vero, son tutte belle le mamme del mondo...

domenica 14 marzo 2010

Io sono un fondamentalista

A seguito del recente scandalo di sushi alla balena, Japhy Grant del sito True/Slant ha commentato spiegando che il rifiuto di mangiare una determinata carne animale non è basato su alcuna verità scientifica quanto piuttosto su una scelta culturale, appunto un "nazionalismo gastronomico" che guida le nostre scelte in fatto di alimentazione. Se gli americani inorridiscono al solo pensiero di mangiare cavallo o appunto carne di balena protetta, la cosa non è altrettanto vera in altre parti del mondo e per sostenere la sua tesi ha elencato una serie di cibi esotici che sono il caposaldo della sua ipotesi. Accanto ai testicoli fritti di polpo in Giappone ed agli embrioni di papere nelle Filippine, al cervello di scimmia in Cina ed allo squalo fermentato in Islanda, in Italia la trippa è il cibo che più rappresenta l'attaccamento alle proprie radici gastronomiche. Ben venga dunque il concetto di "nazionalismo gastronomico" (ed in questo caso posso affermare che io sono addirittura un fondamentalista della trippa). Ecco l'articolo originale apparso venerdì 12 marzo sul quotidiano inglese "The Independent":
ARE YOU A GASTRONOMIC NATIONALIST?
On March 11, Japhy Grant a contributor to True/Slant, a news and opinion site, in a rant against the eco-conscious, non-vegans that are appalled by Santa Monica, California's whale sushi scandal made a salient point about "gastronomic nationalism". Grant explains, "Our national horror at eating whale meat isn't based on any empirical truths, it's just a cultural choice we make. Unless you're a hardcore vegan, you're making morally shaky decisions every day about what you decide to toss into your pie hole and what you won't, which is why your outrage at another culture's preference is ultimately little more than gastronomic nationalism." There are a number of food-culture clashes that have been making headlines from Asian ban on eating cats, American's not welcoming horse into their kitchens and Italians saying 'basta' to food chemicals common in molecular gastronomy. Here is a list of various national delicacies that may turn your stomach or make you question: Am I a "gastronomic nationalist"?
- Japan: Taboyaki, deep-fried octopus testicles donuts
- Philippines: Balut, duck embryo
- Scotland: Haggis, sheep's intestines
- France: frog legs and snails
- United States: Sweetbreads, calf thymus and pancreas
- Spain: Maguey worms
- China: monkey brains
- Italy: Trippa, tripe or stomach lining of a cow, ox, sheep or goat
- Australia: Morton bay bugs
- Iceland: Black Death, fermented, aged Greenland shark in potato wine

mercoledì 3 marzo 2010

La trippa vince la sfida (purtroppo)

Secondo un recente sondaggio fra i lettori di ButtaLaPasta, un blog con ricette e consigli per la preparazione di piatti della cucina italiana e internazionale, la trippa è al primo posto fra i cibi meno apprezzati:
Il sondaggio su quali sono i cibi che non mangiate mai perché proprio non vi piacciono si è concluso, e dopo una lunga battaglia il titolo di cibo meno apprezzato va alle "trippe", seguite da vicino dal fegato e dal pesce crudo. Ma i nostri lettori hanno segnalato altre cose che proprio non riescono a mangiare, come la cervella o le frattaglie in genere, le lumache, le ostriche e l'anguilla. In tutti questi casi si capisce, o sono cibi dalla consistenza particolare o dalle origini particolari; ma poi ci sono delle idiosincrasie singole difficili da spiegare, per esempio verso la cannella, il pomodoro e la zucca. Vediamo ora i risultati precisi: le trippe 28%, il fegato 26%, il pesce crudo 22%, il gorgonzola 10%, altro 6%, i cavoli 5%, il pesce in genere 2%, le verdure bollite 1%.

mercoledì 22 aprile 2009

Una doverosa precisazione

Nel blog "Experience Tuscany" che si prefigge di far viaggiare il lettore in Toscana senza uscire di casa, è apparso oggi l'articolo "Tuscan Street Food: Lampredotto Sandwich" nel quale l'autore afferma che non si deve confondere il lampredotto con la trippa, perché il primo si mangia condito e la seconda così com'è:

Lampredotto is not to be mistaken for Trippa, although who has the latter also has the former and vice-versa. They are two very distinct dishes prepared in a very different way. In addition, you can add condiments of your liking to lampredotto, while trippa is eaten as is after cooking.
Ho ritenuto doveroso lasciare un commento di precisazione, che riporto qui di seguito:

Lampredotto is one of the four cow stomachs, and it can be referred to as trippa as well, although when using the word “trippa” one usually indicates the white kind, the reticulum. Trippa, which again is the generic term including lampredotto, can be eaten in a variety of ways and every culture and cuisine has its own recipe, from simple (”as is”, dressed with just olive oil, salt and pepper) to complex (like for example the French dish in Caen which requires cooking it overnight in a baker’s oven). The difference between trippa and lampredotto is mainly color and texture.